Posted on Apr 3, 2026
Studiare statistica e calcolo delle probabilità fa schifo; purtroppo, se si vuole eseguire qualche analisi quantitativa del mondo reale, non se ne può fare a meno. Pensare a queste cose mi fa dare il peggio di me; il che significa lamentarmi in modo inopportuno, insopportabile e irrispettoso. Evviva me!
Ho affrontato questo studio da vergine della statistica nella prima metà degli anni 1990, corso tenuto al polimi dal Professor Battistini; capivo il nulla assoluto; non mi riuscivano neanche gli esercizi piú semplici; tanto che ho abbandonato e seguito ancora il corso l’anno successivo, con il Professor Piazza; ero sempre io, sapevo fare le stesse cose dell’anno prima, ma, con un corso completamente diverso: ho superato l’esame al primo appello; incredibile! Non ci credevo neanch’io.
Non significa ch’io abbia imparato davvero qualcosa; tale è la natura degli esami universitari.
In piú: è passato tanto tempo.
In definitiva: sono in difficoltà a eseguire analisi che invece dovrei essere in grado di fare. L’ignoranza di ritorno è frustrante.
Credo che la differenza tra i due corsi sia stata la disponibilità di dispense scritte appositamente per il corso del Professor Piazza; ipotizzo: pensate dal professore, videoscritte al computer da qualche inserviente che aveva bisogno di conseguire un titolo di studio. Non posso rileggere tali dispense: le ho prestate a uno studente, che è sparito nel nulla; grazie, ottimo studente di cui ho volentieri dimenticato il nome.
Perciò sono in giro su Internet; da qualche parte dovrò pur iniziare; se guardassi dei video il mio deficit d’attenzione e i miei percorsi eccentrici d’apprendimento avrebbero la meglio; ho bisogno d’uno scritto; improbabile trovare uno scritto diretto a chi, come me, vuole (re)imparare le idee fondamentali; bisogna sapersi accontentare.
Ho provato comunque a piluccare i video del corso Finanza Artificiale Zero Codice Solo Alfa del Dottor Coletti; a parte l’uso del linguaggio Python, che ho studiato mai perché sono scemo, il corso richiede, a priori, una solida comprensione dei concetti di statistica; perciò non sono pronto a seguirlo. Comunque, ammiro chi riesca a imparare da questo tipo di risorsa, che, invece, lascia me solo confuso; mi ritrovo nella solita situazione: a seguire le lezioni al solo scopo di fare un elenco d’idee che poi dovrò studiare da solo (se io avessi la capacità d’imparare da quel tipo di corso: la mia vita avrebbe preso una strada diversa; e invece no).
Devo dire che il corso non è diretto a quelli come me: io non devo laurearmi in economia e finanza, non devo diventare un analista finanziario e neppure imparare la gestione professionale dei portafogli finanziari. I miei obbiettivi sono decisamente piú modesti.
Ho anche l’altro, importante, problema: trentanni fa, impiegando un’onesta fatica, riuscii a imparare un po’ di calcolo delle probabilità; fallii, invece, nel costruire un modello mentale della statistica. Un conto è comprendere la meccanica matematica delle definizioni e dei teoremi (un cimento in sè), un altro è comprendere che cosa ci si possa fare nel mondo reale.
Questo fallimento persiste tuttora. Seguono alcuni esempi d’idee che mi confondono in partenza.
Si supponga d’eseguire un esperimento il cui risultato sia un istogramma (abbiate pazienza) degli eventi accaduti; se, ripetendo l’esperimento “tante” volte, s’ottenessero istogrammi “simili” (secondo qualche definizione di “similitudine”) si sarebbe accertata una certa forma di ripetibilità su cui costruire modelli matematici “affidabili” (secondo qualche definizione di “affidabilità”). È un ragionamento che vedo fare mai; vuol dire ch’è sbagliato?
Non so davvero quando, perché sono già impantanato con i progetti che ho iniziato nell’ormai lontano 2024 (ha! ha! ha!), ma in uno dei futuri possibili potrei affrontare la lettura di:
“Introduction to Statistics”. Online Edition. David M. Lane et al. Rice University.
un ottimo proposito da mettere a fianco di “non mangiare troppo gelato la prossima estate”.