Sul senso del “vero” rendimento d’un investimento

Ho scritto, nel primo post, che è straordinariamente difficile definire il “vero” profitto che un investitore ottiene dall’investimento di capitale in un certo titolo finanziario; voglio chiarire ciò che penso.

Prendiamo come esempio: l’incasso d’una cedola pagata dall’emittente d’un’obbligazione. Come potrei quantificare il profitto che otterrei dall’incassare 200,00 eur in questo preciso momento? Non è soltanto l’avere 200,00 eur in sé, adesso: il modo piú efficace d’eseguire questa valutazione richiede d’analizzare come cambierà il mio futuro come conseguenza dei diversi, possibili, impieghi di questa somma.

L’incasso dei 200,00 eur è un evento istantaneo, il “vero” profitto o, piú in generale, l’utilità estraibile dalla somma è una funzione del tempo che dipende da cosa ci farò. Li metterò nel portafogli come riserva per le spese correnti? Pagherò la fattura dell’energia elettrica? Pagherò il carburante dell’automobile? Pagherò l’assicurazione della casa? Comprerò quattro Buoni Fruttiferi Postali? Li spenderò tutti in patatine fritte? Li metterò insieme ad altro capitale e li userò per acquistare quote d’un immaginario European Union & Associates, All Caps, eur ucits etf, Accumulation?

Ogni scelta porta a un diverso sviluppo nel tempo dell’utilità estratta. Com’è possibile costruire un modello matematico che rappresenti tale sviluppo dell’utilità per ogni cedola che io incasserò e impiegherò in modo diverso? E per tutte le altre persone fisiche e giuridiche che potrebbero incassare tali cedole?

Si potrebbe argomentare: lo scopo finale del gestire i propri capitali è avere a disposizione potere d’acquisto, in un certo istante futuro, in un certo luogo; qualsiasi persona incassi una cedola da 200,00 eur: ha a disposizione un certo potere d’acquisto che varia nel tempo futuro con l’indice d’inflazione del paniere di prodotti che ha senso per ella; perciò scegliamo un indice d’inflazione sensato e usiamo quello per definire il “rendimento” d’una cedola in termini di capacità stimata d’un investitore di difendere il potere d’acquisto dei propri capitali.

Però… Però… Però…

Osservazione Ho letto il breve testo:

Shawn M. Forbes, John J. Hatem, and Chris Paul. Yield–to–Maturity and the Reinvestment of Coupon Payments. JOURNAL OF ECONOMICS AND FINANCE EDUCATION, Volume 7, Number 1, Summer 2008.

che ho trovato attraverso la pagina Wikipedia sullo Yield to Maturity; non sono davvero d’accordo con la tesi esposta.

Nella mia modesta opinione: l’idea d’attualizzare gl’impulsi di capitale, in modo equivalente agl’effetti futuri, ha senso solo perché esiste l’esperimento concettuale dell’investire i capitali in un deposito con remunerazione esponenziale; se si rimuove tale esperimento: l’idea d’attualizzare perde significato.

Comunque, probabilmente, è lana caprina.